i "Fogli Colorati" del TuoProf

Ogni Natale e fine anno scolastico, c'è attesa per i miei fogli colorati, divenuti ormai una tradizione che non posso più disattendere.

Eccone alcuni dei più significativi, ora disponbili anche per chi, non più mio allievo, continua a chiedermeli perché ne sente la mancanza o semplicemente desidera ancora riceverli.


STATE ZITTI (natale 2014)

STATE ZITTI !!

    No, non preoccuparti non è uno dei soliti rimproveri che ti senti dire, (e chissà quante volte), a casa o a scuola. Ho solo pensato che il mio augurio di questo anno potesse essere un’occasione per recuperare il valore del “silenzio”, in un mondo così frastornato da tanti rumori.

“Silenzio? Sono giovane! A me piace il casino!” … starai pensando.

Eppure concedimi queste poche righe per farti scoprire o ritrovare il valore del “silenzio”.

Lo faccio riportandoti un articolo di qualche anno fa che racconta cosa è successo durante il concerto di addio del grande maestro di musica “Claudio Abbado” che tu non conoscerai ma questo poco importa (vai comunque su Internet e fai una piccola ricerca… ne vale la pena). Quello che importa è cosa ha provato questo grande musicista e insieme a lui, la sua orchestra e tutto il pubblico presente.

 

"Il pubblico che il 19 agosto 2010 gremiva l’auditorio del palazzo della cultura di Lucerna per ascoltarela “Nona sinfonia” di Gustav Mahler, suonata dalla leggendaria Lucerne Festival Orchestra fondata e diretta da Claudio Abbado, visse un’emozione estetica ed esistenziale indimenticabile. Il quarto tempo della sinfonia è uno dei meravigliosi adagi di Mahler, da lui indicato nella partitura con “lentissimo…”.

Abbado lo ha eseguito in 28 minuti.

“Sarebbe impossibile” diceva Abbado “dirigere Mahler senza pensare alla morte” e questo in particolare per la Nona sinfonia. Dopo aver evocato i tumulti della vita, essa trasmette lo struggimento, la malinconia, i rimpianti, la tristezza trattenuta, del presagio della fine. Il quarto tempo si spegne lentamente: dell’immensa orchestra suonano sempre meno strumenti fino a due soli violini sempre più tenui. È quasi il niente, poi il “silenzio”.

Chi sedeva nell’empore poteva seguire i gesti e il volto di Abbado. Gli occhi quasi sempre chiusi, la mano sinistra con le dita leggermente divaricate, prima sollevata, poi appoggiata al petto. Silenzio per quasi due minuti. Alcuni suonatori raccontarono che, prima di voltarsi verso il pubblico, si asciugò le lacrime. Anche fra il pubblico c’erano occhi umidi. L’orchestra e il pubblico rimasero immobili e attoniti, incantati dalla sorpresa del suono del silenzio e dall’intensità dell’emozione. Seguì un applauso di 18 minuti.

Abbado, che amava l’Engadina, ha raccontato che lì, per la prima volta, aveva sentito il suono della neve che cadeva. Era il “suono del silenzio”.

Le neuroscienze spiegano la natura e le emozioni del silenzio. Il silenzio sembra un paradosso: si sente. Si sentono i suoni e si sente la loro assenza. Ciò avviene perché le aree cerebrali che elaborano l’informazione acustica sono attive, in forma diversa, anche nel silenzio. Il silenzio non è l’assenza della percezione acustica ma una sua variante. Come l’informazione acustica, la percezione del silenzio è collegata alle aree cerebrali dell’affettività. La conoscenza dei meccanismi nervosi rese l’emozione del silenzio di Abbado ancora più profonda, per l’esperienza inattesa della sua intensità. (Arnaldo Benini)

 

L’avvento e questo periodo di preparazione al S.Natale possano essere anche per te un periodo di “silenzio”.

Il silenzio, come lingua comune ed eterna dell’umanità, è il più adatto a comunicare i sentimenti più profondi.

È nel silenzio che si riesce ad “ascoltare” se stessi, gli altri, la natura e Dio.

“Persone che parlavano senza dirsi nulla” dice la canzone “The sound of silence” e le cose che più ci segnano nella vita non sono certo le parole ma gli spazi di silenzio tra di esse. Solo nel silenzio puoi immaginare, far nascere progetti, idee, capire la vita, tornare a sperare. Solo nel silenzio nasce la musica, la poesia. Solo nel silenzio riaffiorano i ricordi. Solo nel silenzio puoi tornare a sentire il suono della voce di una persona che ora non c’è più e averla ancora accanto a te.

 

L’ARTE DI TACERE

Tacere è un'arte. Parla solo quando devi dire qualcosa che vale più del silenzio.

Esiste un momento per tacere, così come ne esiste uno per parlare. Il momento di tacere deve venire sempre prima.

Quandosi sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà parlare rettamente.

Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza,

ma parlare quando si dovrebbe tacere indica leggerezza e scarsa discrezione.

È sicuramente meno rischioso tacere che parlare.

L'uomo è padrone di sé solo quando tace: quando parla appartiene meno a se stesso che agli altri.

Quando devi dire una cosa importante, stai attento: dilla prima a te stesso, poi ripetila, per non doverti pentire quando l'avrai detta.

Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo.

Il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo. Il silenzio può far le veci della saggezza per il povero di spirito.

Forse chi parla poco è un mediocre, ma chi parla troppo è uno stolto travolto dalla voglia di apparire.

L'uomo coraggioso parla poco e compie grandi imprese: l'uomo di buon senso parla poco e dice sempre cose ragionevoli.

Siate sempre molto prudenti, desiderare di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per tacerla"

 

i miei migliori auguri con un grosso ABBRACCIO per un Santo Natale ed un  “silenzioso” anno nuovo

Luigi Tuo Prof Rutigliani


RALLENTA E FERMATI (natale 2015)

"La tartaruga, un tempo fu, un animale che correva a testa in giù come un siluro, filava via, che ti sembrava un treno sulla ferrovia Ma avvenne un incidente, un muro la fermò si ruppe qualche dente e allora rallentò. La Tartaruga, da allora in poi, lascia che a correre pensiamo solo noi perchè quel giorno, poco più in là, andando piano lei trovò la FELICITA’"
(Bruno Lauzi, La Tartaruga, 1975)

 

RALLENTA E FERMATI !!

    Stavo impazzendo per trovare un’ispirazione per gli auguri di questo anno, quando ho rimesso mano ai miei vecchi dischi 45 giri che mia mamma e mio papà mi compravano durante la mia infanzia. Ho iniziato a metterli nel giradischi e mi sono dedicato un po’ di tempo per ascoltarli mentre affioravano in me, insieme alle difficoltà di quegli anni, i miei cari ricordi, il tutto, non nego, accompagnato da qualche lacrima. Ho ripercorso i 4o anni della mia vita e non ho potuto fare a meno di guardare e pensare ai miei figli, Lorenzo e Simone, ormai adolescenti.
Mi son chiesto: “Ho dedicato loro il tempo necessario? Si ricorderanno di aver avuto accanto, in tanti momenti della vita, il loro papà? “ Mi sono sentito un nodo alla gola perché ho realizzato che il tempo corre inesorabilmente ma, peggio, noi oggi lo acceleriamo ancora di più.
Seneca diceva : “La vita non è breve ma lunga. Siamo noi che la bruciamo”
La peggior parolaccia che noi adulti diciamo è proprio “non ho tempo”. Allora mi permetto di prender spunto dal Comandamento “Ricordati di santificare le feste” e dalle parole di Roberto Benigni, nel farne una sua personale esegesi “il riposo fa parte del lavoro e il rombo della creazione sfocia nel silenzio del sabato. Il senso del tutto è nel silenzio. Pensate oggi quanto ce ne sarebbe bisogno: siamo tutti sempre connessi con tutto il mondo, ma disconnessi con noi stessi.
Nessuno ha più il coraggio di rimanere da solo con se stesso.
Ma i comandamenti ci dicono di fermarci: siamo andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta indietro. Fermiamoci altrimenti l'anima ce la perdiamo per sempre!”.
Occorre combattere contro il dominio della velocità, colpevole di tanti mali diffusi, di stress, di insoddisfazione, di infelicità e di tensioni. Andare di fretta, mangiare di fretta, vivere di fretta... una frenesia che ci porta a non saper più godere e gustare la vita, le esperienze e le persone ma solo consumare senza trarne felicità. Ti dico allora: “RALLENTA e FERMATI” dedicati “all’otium”. “In effetti se c’è una cosa di cui avrebbero bisogno i ragazzi di oggi, strizzati tra mille impegni come dei manager in carriera, sarebbe un momento della giornata destinato al dolce far nulla” (Gramellini, La Stampa 25/11/2015)
Evviva!! starai pensando. Ora potrò dire ai miei, che il prof ci dice di non far nulla!
Freno subito il tuo entusiasmo perché, se è vero che l’otium può essere inteso come “non far nulla”, in realtà esso invita, esorta a smettere di fare le cose che ci chiedono gli altri, la vita, il mondo, il lavoro, la scuola gli inseganti, i genitori, per far qualcosa, finalmente, per noi stessi, ciò che ci piace , che desideriamo oppure anche solo per sognare, pensare, valutare la vita che stiamo vivendo e come la stiamo costruendo.
Ecco, questo è il momento storico perfetto per recuperare calma: per non fare altri errori, per scegliere cosa ci piace di più, per andare in “profondità” nella vita. Trovare uno spazio di solitudine, di tranquillità. Non per isolarsi dagli altri ma per permettere che essi, con le loro vite, entrino a far parte di noi.
Le relazioni profonde richiedono tempo.. riprendi, riappropriati del tempo. Dedica tempo, trascorri del tempo con i tuoi genitori, i tuoi fratelli, i tuoi nonni, i tuoi amici, i tuoi libri, i tuoi luoghi, i tuoi film, la tua musica, la tua poesia, la tua arte, le tue passioni, la tua preghiera… chiama o và a trovare persone care a cui “non hai avuto tempo” di pensare durante l’anno.
Dedichiamo anche un po’ di tempo agli altri: a chi è più sfortunato, a chi sappiamo esser solo o in difficoltà di ogni sorta.
Non è ipocrisia o opportunismo ma ricreare le condizioni perché le relazioni umane ritornino a prender vita e magari anche la fede e la speranza.
Dunque il mio augurio di questo anno è proprio di rallentare, di fermarti.
Così come la tartaruga, anche tu devi saper far tesoro della sofferenza e accorgerti che è la fretta che ti impedisce di godere della bellezza del mondo e della vita e tornare a riscoprire il suo valore, quello che veramente conta in essa e riprendere così a vivere felice, circondato dai tuoi più cari affetti.
I miei migliori auguri con un grosso ABBRACCIO per un Santo Natale ed un “lento” anno nuovo

Luigi Tuo Prof Rutigliani

(immagine in alto: scansione della copertina del mio 45 giri)

 


CREDI NEGLI ESSERI UMANI (Natale 2016)

Credo a “quel tale” che dice in giro
che l’amore porta amore, Credo…
Se ti serve, chiamami scemo
ma io almeno credo…
Che quando smetti di sperare
inizi un po’ a morire… 
(Ligabue)

 

Voglio credere, amare e resistere
Forse così io posso dire
di esistere.
Se non mi senti proverò
anche ad urlare
Perché ti possa arrivare
tutto il bisogno che c’è
Voglio credere, amare e resistere
Come un respiro sono qui
per insistere
Se non mi vedi lancerò
il mio segnale
Perché tu possa accettare
che c’è bisogno di te e di me. 
(Nek)

 È una regola che vale in tutto l'universo
Chi non lotta per qualcosa
ha già comunque perso
E anche se la paura fa tremare
Non ho mai smesso di lottare

 

Per tutto quello che è giusto
Per ogni cosa che ho desiderato
Per chi mi ha chiesto aiuto
Per chi mi ha veramente amato…
So che in fondo ritorna
tutto quel che dai
                                               (Mannoia)

 

 


CREDI NEGLI ESSERI UMANI (Natale 2016)

Dopo averti invitato al “silenzio”, dopo averti fatto “rallentare”, quest’anno voglio farti gli auguri invitandoti ad avere fiducia e a CREDERE NEGLI ESSERI UMANI.

In questo ultimo anno mi sono trovato spesso a chiederlo, a pretenderlo da me stesso e mi ha fatto un gran bene. Ecco perché voglio farti così gli auguri.

Non credere non ridurrà il male che c’è nel mondo. Crederci invece può essere quella scintilla da cui parte il fuoco, la palla di neve che crea la valanga, il piano inclinato da cui parte un semplice gesto che inizia a diffondersi per divenire inarrestabile. Quando quella scintilla, quella palla, sono un gesto, una parola o un’azione negativa, ne conosciamo tutti l’effetto tremendo che provoca.

Proviamo allora anche a credere cosa può diventare ogni piccolo gesto positivo.

 

Il bene genera sempre altro bene. Perché il bene è contagioso.

 

"Fa piu' rumore un albero che cade che una foresta che cresce"

fermati ad ammirare la “foresta” senza farti distrarre dal rumore dell'albero!
Ne abbiamo bisogno tutti.

 

Il mondo ha bisogno di credere nel bene. Smettiamo di lanciarci accuse, di fare emergere il male e "fatti del bene", raccontando, condividendo, nei luoghi e con le persone della tua vita, ogni "cosa" bella che ti ha migliorato la vita, che ti ha aiutato a superare momenti difficili, che ti ha reso felice, che ti aiuta a guardare ogni altro uomo con un sorriso di fondo.

Le cose belle esistono, le cose belle accadono!
Aiutiamoci a guardare il mondo con "occhi nuovi".

Torna ad avere occhi giusti per vedere e fare emergere il bello, il buono, il giusto in mezzo a tutto il frastuono e il “rumore” della vita che ci distoglie dal coglierli.

Cerca, ascolta, diffondi quelle notizie, quelle esperienze, quelle realtà, quelle canzoni, quelle opere che tornano ad alimentare la tua speranza per un mondo migliore, più vicino ai bisogni profondi dell'essere umano e più vicino alle persone che vivono momenti difficili e che attendono da te gesti e azioni di attenzione, amicizia e amore. Fai in modo di essere tu quel sorriso, quella gentilezza, quella carezza, quel bacio, quella attenzione che vorresti ricevere e vedere negli altri.

 

Il sospetto ti può anche rendere un po’ più intelligente, ma la fiducia ti rende migliore!

 “…e ma a credere, a fidarsi si rischia di restare fregati…”, dirai.

Io penso invece che ci lasciamo imbrogliare di più dalla troppa diffidenza che dalla troppa fiducia. Il vero “grande imbroglio” è la diffidenza perché fa vivere male, allontana dagli altri e non costruisce nessuna felicità.

“Puoi essere ingannato, se ti fidi troppo, ma di sicuro vivrai nel tormento se non ti fidi abbastanza”.

Siamo circondati di cose belle meravigliose e dobbiamo recuperare gli occhi giusti per vederle. Occorrono occhi nuovi. Togliamoci gli occhi dell’odio, del rancore, dell’invidia, per adoperare gli occhi dell’amore.

Certo per poter dare il bene e fiducia agli altri devi prima imparare a dar fiducia e voler bene a te stesso perché “Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso”. (K.Gibran)

 

Sii riconoscente a chiunque ti abbia mai dato fiducia: ti ha educato a credere!

 “Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che qualcuno poteva fare a un’altra persona: ha creduto in me”. (Jim Valvano).
Per poter credere e dare fiducia occorre che altri abbiano avuto questo sguardo di misericordia nei nostri confronti. Solo chi è stato guardato con fiducia può restituire fiducia. Solo chi riceve amore può donarlo agli altri.
Voglio allora farti i miei migliori auguri con un invito che ho ricevuto anch’io:

 “portiamo insieme nella vita ‘sprazzi di cielo’, un po’ qua e un po’ là” .

 

Santo Natale e fiducia nell’anno nuovo

 Con affetto, tuo prof Luigi

 


SOGNA E  ASCOLTA I TUOI SOGNI: AGISCI!         (Natale 2017)

Beati i sognatori, gli idealisti, i teneri

 Beati gli ingenui, i grandi che non hanno perso
la voglia di sentirsi bambini nell’animo.

 Beati coloro che non rinunciano all’amore per paura.
Beati i cuori impavidi

 (A.Einstein)

 Un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli
che hanno ancora il coraggio d’innamorarsi

(jovanotti)

 

Giovani, non fatevi rubare la speranza
(Papa Francesco)

SOGNA E ASCOLTA I TUOI SOGNI:AGISCI !

    Dopo averti invitato al “silenzio”, dopo averti fatto “rallentare”, spronato ad avere fiducia e a “credere negli esseri umani”, quest’anno è il momento di “agire”, di entrare in azione.  “ma, come?” mi dirai, “cosa c’entrano i sogni con l’azione!?!”

     Se pensi così, sei come quei tanti rassegnati e tristi, convinti che “sognare” sia illusione e per questo hanno smesso di sognare da tempo e, facendolo, hanno smesso di esser felici.

     Nel nostro percorso insieme, avrai compreso che c’è una gran differenza tra il SOGNO e l’ILLUSIONE.

    Il SOGNO accende il desiderio e questo ci mette in cammino, ci fa scomodare per saper “andare oltre”, per raggiungere traguardi nella nostra vita.

 

Dopotutto, cos’è un traguardo se non un sogno che si realizza? Senza sogni non ci sono traguardi !!!

 

Per questo si dice che: 

“un vincente, è un sognatore che non si è mai arreso”

 

e, aggiungo io, “un perdente è colui che smette di sognare”. 

    Sai anche che il sognare ad occhi aperti è una delle più grandi capacità del nostro cervello: con lo sviluppo del “pensiero astratto”, da adolescente e giovane hai iniziato a “sognare” a “progettare” la tua vita.

 

“L’uomo è un genio quando sta sognando” (Akira Kurosawa)

 

Tutte le più grandi opere del genere umano sono nate prima come sogno, sono state prima pensate e desiderate, poi realizzate. Per questo ti invito a non smettere di seguire i tuoi sogni: essi conoscono la via e ti indicheranno la strada per renderti felice nella vita.

 

Allora non farti rubare la speranza, non permettete a nessuno di soffocare e far morire i tuoi sogni.

Tu stesso non arrenderti mai perché, anche quando sembra tutto “morto”, il tuo cuore continui a sognar la primavera.

 

“come i semi che sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. Fidatevi dei vostri sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità” (Gibran)

 

Questo è dunque il mio augurio:
non spegnere passione, entusiasmo e desiderio.

Perché quando muoiono queste tre cose, siamo ormai belli morti anche noi.

 

Punta in alto!

Non accontentarti di cose effimere, di gioie frugali e facili.

Lavora duramente, intensamente, con caparbietà, affinché tu possa dire a te stesso:

          grazie sogno, perché mi hai aiutato a realizzarti!

 

                                                Santo Natale e grandi sogni nell’anno nuovo

                                                                                 Con affetto, tuo prof Luigi